domenica 3 dicembre 2017

Honduras - Governo sospende garanzie costituzionali

La protesta cresce e già si contano morti e feriti

Protesta alla salita nord di Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)


Tegucigalpa, 2 dicembre
L’Honduras brucia e solo adesso alcuni media internazionali se ne rendono conto.  Migliaia di persone in tutto il paese scendono in strada e bloccano le principali vie di comunicazione, i ponti, le piazze. Protestano contro le incongruenze di un processo elettorale falsato e che puzza di brogli. Delinquenti infiltrati per generare caos assaltano negozi e banche. 
Il governo decreta il ‘coprifuoco’ per 10 giorni.

Continua la protesta popolare contro le forti anomalie che hanno caratterizzato l’intero processo elettorale. Secondo l’Alleanza d’opposizione alla dittatura si starebbe letteralmente rubando la vittoria al proprio candidato, il presentatore televisivo Salvador Nasrallah, per favorire l’attuale presidente honduregno che vuole rieleggersi Juan Orlando Hernandez.

La protesta si è diffusa in più aree del paese mentre nella capitale si è spostata dai grandi viali ai barrios y colonias (quarteri popolari) dove la gente si è organizzata fin dai tempi del golpe del 2009. Quasi impossibile transitare per le principali vie di comunicazione che uniscono le regioni (departamentos) del Paese.

A San Pedro Sula e Tegucigalpa, vandali infiltrati hanno attaccato e saccheggiato negozi, centri commerciali e anche alcune banche, gettando la popolazione nel terrore.

Secondo dati non ufficiali, ci sarebbero già non meno di otto persone che hanno perso la vita durante la repressione dell’esercito e la polizia militare. Cinque a San Pedro Sula, tre a Tegucigalpa e una a Ceiba. Dozzine i feriti e più di cento le persone arrestate.
Secondo la versione fornita dall’Alleanza d’opposizione, la presenza di criminali infiltrati nella protesta farebbe parte di una strategia orchestrata dal governo, con il sostegno dell’esercito e della polizia, per creare il caos e giustificare così la sospensione delle garanzie costituzionali.

Un popolo impaurito dalla violenza e incapace di muoversi e protestare sarebbe lo scenario ideale per il partito di governo, proprio quando il Tribunale supremo elettorale, Tse, sta per annunciare la rielezione del presidente Hernández.

Una strategia machiavellica che avrebbe anche lo scopo di screditare i sostenitori dell’Alleanza a livello nazionale e internazionale. La stessa tecnica che è stata utilizzata durante il colpo di stato del 2009 per smobilitare la resistenza e la protesta popolare.

Detto e fatto
Alle 22 di venerdí, il presidente e candidato del partito di governo ha deciso di firmare un decreto con il quale limita, per un periodo di dieci giorni, le garanzie costituzionali previste dall’articolo 81 della Carta Magna.
Con questa decisione si proibisce la libera circolazione delle persone dalle 6 di sera alle 6 di mattina e ordina l’arresto di chiunque venga trovato in strada. Viene inoltre ordinato di procedere allo sgombero di tutte le strutture pubbliche, strade, ponti e altre strutture pubbliche e private che siano state occupate dai manifestanti.

Dal suo account Twitter, Salvador Nasralla ha condannato la violenza di Stato.
“Condanniamo la repressione contro il popolo honduregno e i morti provocati dal colpo di Stato perpetrato dal presidente, nonché candidato illegale e capo delle Forze armate, Juan Orlando Hernández, che ha perso le elezioni di domenica in Honduras “, ha scritto Nasralla.

L’alleanza chiede trasparenza
Secondo i dati ufficiali, con il 94,31% dei voti scrutinati, il candidato del partito di governo sarebbe in testa per circa 45 mila voti, cioè l’1,5%. Questo sabato il Tse dovrà realizzare un conteggio voto per voto di quei seggi i cui verbali finali presentano non meglio precisate ‘anomalie’.
Si tratta di uno scrutinio speciale di più di mille verbali, che corrispondono a circa 300 mila voti, che favorirebbero nettamente Nasralla. Per garantire la massima trasparenza, le missioni di osservazione della OEA e della UE hanno insistito per fare in modo che questo scrutinio si realizzi in presenza di tutte le forze politiche e degli osservatori internazionali.

Ieri i delegati dell’Alleanza si sono rifiutati di prendere parte allo scrutinio, in quanto i magistrati elettorali non hanno voluto accettare 5 delle 11 petizioni presentate dall’opposizione. Tra di esse quella di realizzare una revisione di oltre 5 mila verbali che sono stati inseriti nel sistema senza la preseza dei partiti e degli osservatori (1,5 milioni di voti) e il riconteggio, voto per voto, di tre dipartimenti in cui la partecipazione della popolazione è stata esageratamente più alta della media nazionale.
Guarda caso si tratta di zone controllate storicamente dal partito di governo.

Nasralla ha denunciato che è sempre stato in testa di oltre il 5% e che improvvisamente è caduto il sistema di computo per quasi 24 ore. Quando ha ricominciato a funzionare la sua percentuale ha iniziato a scendere e quella di Hernández a salire vorticosamente fino a sorpassarlo.

“Siamo vittime di un furto e lo denuncio a livello internazionale. Nessun paese al mondo riconoscerà una vittoria illegale. Lo sanno tutti che una tendenza del 5% su Hernández con il 70% dei voti scrutinati è irreversibile, ci vogliono far credere che con solo il 30% che mancava si sia invertita la tendenza. È matematicamente impossibile. Qui è caduto il sistema, il server, è caduto tutto, abbiamo trovato verbali non firmati introdotti nel sistema. È assurdo”, ha detto  Nasralla.

Fonte: LINyM
Foto e altro su www.rel-uita.org
Di Giorgio Trucchi | Rel-UITA
Traduzione: Gianpaolo Rocchi e Giorgio Trucchi

mercoledì 22 novembre 2017

Messico - Dalle montagne del sud est messicano alle montagne del Kurdistan le donne indigene scrivono alle donne kurde

Dal Messico al Kurdistan, le donne indigene scrivono alle donne curdePubblichiamo la lettera scritta dalle donne del Consiglio Indigeno di Governo alle donne curde questo Ottobre, per sottolineare l’importanza degli scambi, dei legami e dei rapporti che si costruiscono tra questi due popoli in lotta.



Al Movimento delle Donne del Kurdistan Komalên Jinên Kurdistan (KJK),

Compagne e sorelle:

Noi, donne delegate indigene originarie del Messico, le consigliere e la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, dei popoli amuzgo, tojolabal, ñahñu/ñatho, nahua, wixárika, tzeltal, maya, tohono odham, totonaco, binniza, tzotzil, guarijio, kumiai, chol, purépecha, mayo, rarámuri, tepehuano, me´phaa, popoluca, zoque, cochimi, coca, cora, yaqui, mam, mazahua, tenek, chinanteco, na savi, cuicateco, mixe, triqui, ikoots, chichimeca y mazateco, riunite in assemblea del Consiglio Nazionale Indigeno, spazio che da 21 anni mette in connessione i popoli originari del Messico, vi inviamo un saluto fraterno e vi ringraziamo di tutto cuore per la lettera che ci avete fatto arrivare lo scorso giugno, con l’abbraccio e l’appoggio solidale e rivoluzionario che dai vostri territori manifestate verso di noialtre, le donne indigene, verso di noialtri, popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno.


Questa lettera l’abbiamo letta in numerose delle nostre assemblee comunitarie, l'abbiamo condivisa con molte compagne e compagni, e vogliamo dirvi che conoscere la vostra lotta degna e la vostra solidarietà, ci ha permesso di rispecchiarci in voi e ci ha rafforzato. 

Siamo lontane geograficamente, però molto vicine nelle nostre idee e pratiche libertarie. 

Insieme a voi, diciamo che in questa guerra portata avanti contro l’umanità, noi, le donne dei popoli originari, stiamo alzando la nostra voce e ci organizziamo e mettiamo in cammino per la liberazione dei nostri popoli e di noialtre le donne, che rappresentiamo la metà della comunità umana.

Riconosciamo, diamo valore alla vostra lotta, perché tutte le lotte di qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi tempo della storia che lottano, si ribellano e propongono di costruire nuovi cammini di vita di fronte il mostro patriarcale capitalista che ci opprime, è una lotta degna che deve renderci sorelle. 
Crediamo fermamente nel recuperare l’importanza di fermarci noialtre le donne a partire dalla nostra comunità, non per scontrarci, ma per organizzarci con i nostri fratelli ed i nostri popoli.

Questo sistema capitalista patriarcale di morte ci colloca, a noi donne, nella posizione più infima, la più scomoda, la più dimenticata e la più repressa e non solo ci colpisce noialtre ma anche i nostri fratelli; però se la comunità è malata, lo è ancor di più per noialtre le donne. sia malata, ancora di più per noialtre, le donne.

lunedì 13 novembre 2017

Sud America - Perchè crescono le destre

Il ciclo progressista è finito, anche se ci sono ancora governi di centrosinistra che per restare in carica devono seguire una tendenza che vede crescere le destre, in modo particolare in Sudamerica. Il modello estrattivista ha trasformato le società che ora esprimono valori e relazioni sociali di conservazione, così come la società industriale ha generato in passato una potente classe operaia e valori di comunità e solidarietà. Dieci anni di governi progressisti hanno prodotto un naturale logoramento legato alla corruzione e alla cattiva gestione ma è il modello stesso che li ha segnati che depoliticizza e disorganizza una società che si articola solo mediante il consumo. È qui che le destre mordono. Il consumismo è l’altra faccia della società estrattiva. Anche i movimenti sono responsabili della situazione: invece di costruire guardando al lungo termine, preparandosi per l’inevitabile collasso del sistema, hanno preso spesso scorciatoie elettorali che li hanno portati a costruire alleanze impossibili con risultati patetici. Dobbiamo pensare agli insegnamenti che ci lasciano l’ascesa delle destre e la crisi dei movimenti. Non si può opporre resistenza alla società estrattiva della quarta guerra mondiale con la stessa logica della lotta operaia nella società industriale

Lavoratori dell’industria mineraria in Uruguay. Foto: http://www.mineria.com.uy
di Raúl Zibechi
I cicli politici non sono capricciosi. Stiamo vivendo un periodo di crescita delle destre, in particolare in Sudamérica. Il ciclo progressista è terminato anche se continuano a esistere governi di questo colore, ma non potranno più sviluppare le politiche che hanno caratterizzato i loro primi anni perché si impone una svolta conservatrice, sebbene i discorsi possano dire qualcosa di diverso.
Un buon esempio di questa ironia può essere l’Ecuador: un governo di Alianza País che realizza un aggiustamento conservatore. A meno che non si opti per la peregrina tesi del “tradimento”, Lenin Moreno dimostra che anche i progressisti devono compiere una svolta a destra per poter continuare a governare.
Diciamo che i cicli sono strutturali e i governi congiunturali. Il ciclo progressista si è contraddistinto per gli alti prezzi delle esportazioni delle commodities in un generale clima di crescita economica, per un forte protagonismo popolare e per le pressioni per una maggiore giustizia sociale. Dalla crisi del 2008, i tre aspetti si sono indeboliti. Adesso soffriamo una forte offensiva della destra in ogni settore.
Nonostante i cattivi risultati economici e un’elevata conflittualità sociale, nella quale risalta la sparizione forzata di Santiago Maldonado, il governo di Mauricio Macri ha conseguito una schiacciante vittoria nelle recenti elezioni argentine. Il macrismo non è una parentesi, ha conseguito una certa egemonia che si basa sui cambiamenti economici dell’ultima decade, sul logoramento del progressismo e sulla crescente debolezza dei movimenti.
La prima questione da tenere in considerazione è che il modello estrattivo (della soia e minerario) ha trasformato le società. 
L’edizione argentina di Le Monde Diplomatique di settembre, contiene due interessanti analisi di José Natanson e di Claudio Scaletta, che dipanano i cambiamenti produttivi del complesso della soia e le sue ripercussioni sociali.
Il primo sostiene che la mappa della soia coincide “quasi matematicamente” con i territori in cui vince Macri. Sottolinea che il settore è sempre più collegato con il settore finanziario, con l’industria e i grandi media, e che i latifondisti e i braccianti, che sono stati i protagonisti del periodo oligarchico, adesso convivono, tra gli altri, con i tecnici, gli affittuari, gli agronomi, i veterinari, i meccanici dei macchinari agricoli e i piloti addetti alle fumigazioni. 
La tecnologia è persino più importante della proprietà della terra 
che i “pool delle sementi” affittano, mentre i coltivatori, connessi al mondo globalizzato, tengono d’occhio i prezzi della borsa di Chicago, dove i cereali vengono quotati.
Il secondo sostiene che ci troviamo di fronte a una crescente complessità delle classi medie rurali e all’emergere di nuove classi “rurali-urbane”. Di conseguenza, il conflitto con il settore rurale che il governo kirchnerista ha sostenuto nel 2008 non è stato la classica contraddizione oligarchia-popolo.
A partire da questo momento, si è reso visibile un conglomerato di attori più complesso e con una base sociale molto più ampia, che rifiuta le politiche sociali perché sente la povertà urbana come una realtà molto lontana. È questo blocco sociale che ha portato Macri al governo e che lo sostiene.
La società estrattiva genera valori e relazioni sociali conservatrici, così come la società industriale ha generato una potente classe operaia e valori di comunità e di solidarietà. Nelle grandi fabbriche, organizzandosi per resistere ai padroni, migliaia di operai si sono trasformati in classe.
Al contrario, l’estrattivismo non genera soggetti interni, ossia all’interno della trama “produttiva”, perché è un modello finanziario speculativo. Le resistenze sono sempre esterne, dove in genere i protagonisti sono le persone colpite.
La seconda questione è il logoramento del progressismo dopo una lunga decade di governo. Qui compaiono due elementi. Uno: il naturale logoramento interno o per la corruzione e la cattiva gestione, e la combinazione di entrambi. Due: perché il modello stesso depoliticizza e disorganizza la società che si articola solamente mediante il consumo. È qui che le destre mordono.
Il consumismo è l’altra faccia della società estrattiva. Una società che non genera soggetti, né identità forti, con valori vincolati al lavoro degno, ossia produttivo, bensì solo “valori” mercantili e individualisti non si trova nella condizione di potenziare progetti di lungo respiro per la trasformazione sociale.
La terza questione che spiega l’auge delle destre è la debolezza del settore popolare, che colpisce a partire dai movimenti fino alla cultura del lavoro e delle sinistre. Le società estrattive creano le condizioni materiali e spirituali di questa anemia dell’organizzazione e delle lotte. Ma c’è di più.
Le politiche sociali del progressismo, soprattutto l’inclusione mediante il consumo, hanno moltiplicato gli effetti depredatori in termini di disorganizzazione e depoliticizzazione. Nello shopping scompaiono le contraddizioni di classe, comprese quelle etniche e di genere, perché in questi “non luoghi” (Marc Augé) il contesto fa scomparire l’umanità delle persone.

Il presidente argentino Mauricio Macri festeggia
Ma anche i movimenti sono responsabili per le scelte che hanno preso. Invece di costruire guardando al lungo termine, preparandosi per l’inevitabile collasso sistemico, hanno preso la scorciatoia elettorale che li ha portati a costruire alleanze impossibili con risultati patetici. Alcuni movimenti argentini che hanno scelto di allearsi con la destra giustizialista, possono fare un bilancio sui disastrosi risultati che hanno ottenuto, e non mi riferisco alla scarsa raccolta di voti.
Infine, dobbiamo pensare agli insegnamenti che ci lascia l’ascesa delle destre e la crisi dei movimenti. Non si può opporre resistenza alla società estrattiva della quarta guerra mondiale con la stessa logica della lotta operaia nella società industriale. Non esiste una classe che la diriga. I soggetti collettivi devono essere costruiti e sostenuti ogni giorno. Le organizzazioni devono essere solide, cesellate per il lungo termine e resistenti agli attacchi istituzionali.
Articolo pubblicato su La Jornada con il titolo Del fin de ciclo a la consolidación de las derechas
Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo

sabato 11 novembre 2017

Messico - Seconda edizione del “ConScienze per l'Umanità” sul tema “Le scienze di fronte al muro"

Alla comunità scientifica del Messico e del mondo:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Informazione sulla seconda edizione del
ConCiencias por la Humanidad” con il tema Las ciencias frente al muro, che si terrà dal 26 al 30 dicembre 2017 al CIDECI-UniTierra, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

  1. Finora hanno confermato la propria partecipazione 51 scienziate e scienziati di 7 paesi: Germania, Austria, Canada, USA, Francia, Messico (Bassa California, Quintana Roo, Città del Messico, Puebla, Jalisco, Morelos, Chiapas, Querétaro, Stato del Messico) e Uruguay.
  2. I campi di cui si occupano sono: Agroecologia, Astrofisica, Astronomia, Biologia, Biochimica, Cosmologia, Ecologia, Pedologia, Etnomicologia, Fisica, Genetica, Geofisica, Matematica, Medicina, Microbiologia, Neuroscienze, Ottica, Chimica, Vulcanologia.
  3. Il 26 dicembre 2017 potranno registrarsi le e gli scientifici e partecipanti. Le attività inizieranno il 27 dicembre alle 10:00 e si concluderanno il 30 dicembre.
  4. L’indirizzo di posta elettronica per iscriversi come uditore/spettatore è: conCIENCIAS@ezln.org.mx

Gruppo di Appoggio alla Commision VI

martedì 31 ottobre 2017

Messico - Il mondo indigeno in resistenza

Intervista a Mikeas Sanchez, attivista di etnia Zoque, che racconta le lotte contro l'estrattivismo di un popolo dimenticato ed emarginato, in un Paese devastato dalla violenza politica.
di Riccardo Carraro e Filippo Taglieri
In un Messico travagliato da violenza politica, sfruttamento selvaggio del territorio e, ultimamente, terremoti, si avvicina l’anno delle elezioni presidenziali. In vista di questo appuntamento, per la prima volta nella storia del paese, le popolazioni indigente, grazie allo stimolo dell’EZLN, sono riuscite a riunirsi in un Congresso Nazionale Indigeno (CNI) realmente rappresentativo. Il CNI ha permesso non solo di scegliere una rappresentante candidata per le elezioni, Marychuy, ma sopratutto ha facilitato la messa in rete, per la prima volta, delle diverse istanze delle popolazioni originarie, dando visibilità mutua a lotte e resistenze altrimenti dimenticate ed emarginate. Tra le varie etnie che si sono unite al CNI, vi è anche il popolo indigeno Zoque originario di una zona a nord della capitale dello stato del Chiapas, Tuxla Gutierrez. Una zona talmente remota e dimenticata che non era stata neppure coinvolta nella rivolta zapatista del 1994. Abbiamo incontrato Mikeas Sanchez, poetessa e attivista del “Centro de Lengua y Cultura Zoque”, di passaggio a Roma durante un giro politico per l’Europa, per raccontarci la loro resistenza a progetti estrattivisti e la loro partecipazione al CNI.
Cosa puoi racontarci del tuo popolo?
Noi Zoques siamo originari di una vasta zona che includeva anche stati limitrofi (Veracruz, Tabasco, Oaxaca) ora siamo rimasti solo in una zona chiamata Valle Zoque, al nord del Chiapas, composta da 12 municipi. La nostra resistenza dura da più di 500 anni, ed è composta dal fatto di parlare la nostra lingua, mantenere abitudini tipiche e rimanere contadini. Infatti anche se alcuni di noi sono riusciti ad andare all’università, abbiamo mantenuto vivo il desiderio di ritornare alla nostra comunità e infatti siamo tornati in tanti. Molti poi, nel 1982 quando il Vulcano Chichonal ha eruttato, hanno dovuto fuggire dalla valle, ora e sono dispersi in varie parti del mondo, ma rimangono attenti a quello che accade alla nostra popolazione, e c’è nostalgia.
Quali sono le resistenze che attualmente state portando avanti?
Ora stiamo affrontando varie minacce, quella più immediata riguarda l’estrazione di idrocarburi. I primi ad aiutarci e a dirci cosa stava avvenendo sono stati proprio alcuni zoque che erano migrati dalla valle. Alcuni di loro ci hanno avvisato che per opere di estrazione di idrocarburi vi era la minaccia concreta di trasferire forzatamente la popolazione di alcuni municipi, anche se non c’era stata nessuna consultazione seria della popolazione coinvolta, ma solo l’ordine di iniziare questi lavori. Ci siamo allora organizzati assieme a loro per capire come fermare questa minaccia. Gli idrocarburi che vogliono estrarre sono sopratutto olii combustibili e gas metano. Li sottraggono dalla terra in una zona interamente montuosa e coperta da foreste. Prima che arrivasse questo progetto c’erano già alcune miniere e l'avvento dell'allevamento estensivo. Ci sono comunità in cui si è passati dall’agricoltura allo sfruttamento per fini di allevamento (di carne che poi viene esportata). Questo è un passaggio fondamentale, perché l’estrattivismo è sempre favorito dalla riduzione della vegetazione a causa degli allevamenti.
Torniamo agli idrocarburi, come vogliono poter sfruttare quelli del Valle Zoque?
E’ stato fatto un bando pubblico chiamato Ronda 2.2. Esso è finalizzato a permettere alle imprese vincitrici di ottenere le concessioni per l’estrazione. Questa Ronda 2.2 riguarda lo sfruttamento di tutti 12 i municipi zoque. Abbiamo allora iniziato un movimento di protesta, 10 mesi fa, per provare a bloccarla.
A che punto sta ora il movimento?